venerdì 13 giugno 2008

L'ULTIMO MOTEL

Aveva viaggiato per tutta la giornata sotto la pioggia ed ora, alle soglie della mezzanotte, percorreva una statale buia e deserta. Giunse nei pressi di un motel. Nel parcheggio c'erano solo quattro auto e un autotreno. Spense il motore, chiuse la macchina e si avviò all'ingresso con l'aria di chi già conosceva il posto.
Il portiere di notte non ebbe problemi a dargli la stanza che voleva. Dopo aver preso la chiave numero 19, salì due rampe di scale e s'incamminò per il corridoio di destra.
Arrivò davanti alla porta. Bianca. Laccata. Sembrava una tavoletta di cioccolato bianco. Entrò e sistemò il borsone da viaggio sulla poltrona di velluto ocra poco lontano dal letto a due piazze.
Si spogliò lentamente, ripegò accuratamente i pantaloni e li appese ad una gruccia insieme alla giacca e alla camicia azzurra. Subito dopo andò ad aprire il miscelatore della doccia.
Rimase sotto il getto dell'acqua tiepida per circa mezz'ora. Poi uscì ed infilò l'accappatoio bianco inamidato che aveva trovato appeso in bagno.
Senza rivestirsi, andò a sedersi sul bordo del letto. Restò immobile per una decina di minuti, quindi decise di accendere il televisore.
Erano trascorse da poco le due: a quell'ora, il meglio che potesse trovare erano pubblicità di telefoni erotici. Non gli riuscì di masturbarsi così, dopo qualche minuto, spense la televisione e si addormentò.
Si risvegliò mezz'ora dopo. Si alzò dal letto, aprì la borsa e prese della biancheria pulita, una camicia stirata e un paio di pantaloni scuri. Si rivestì con calma.
Dal borsone aveva estratto anche una bottiglia di rhum, un tubetto bianco e una cornice per fotografie. Posò il liquore per terra e sistemò il portaritratti sul comodino.
Non aveva bicchieri con sè: aprì la bottiglia e bevve a canna una lunga sorsata di rhum. Tolse quindi il tappo dal tubetto bianco e ingoiò un paio di pasticche.
Ripetè l'operazione diverse volte.
Aveva già bevuto metà del rhum quando, improvvisamente, s'interruppe. Frugò nelle tasche della giacca alla ricerca del cellulare e, quando l'ebbe trovato, si mise a cercare nella rubrica. Provò a chiamare una donna, la stessa del portaritratti. Fece squillare il telefono a lungo senza ottenere risposta. Provò diverse volte, finchè non sentì rispondere.
Le uniche parole pronunciate dalla donna furono "Piantala" e "Non è il momento". Poi la chiamata venne interrotta.
Riprovò diverse altre volte, ma sentiva sempre che il telefono veniva staccato.
Provò a chiamare un altro numero, senza ottenere risposta. Nello spazio di un'ora chiamò tutti i numeri della sua rubrica. Nessuno rispose.
Erano quasi le quattro del mattino. La pioggia continuava a cadere incessante. Dalla finestra vedeva la luce gialla del parcheggio e, poco oltre, la statale deserta.
Prese il lettore mp3, infilò gli auricolari e lo accese.
Afferrò la bottiglia di rhum bevendone una buona sorsata. Poi prese altre due pasticche dal tubetto e le ingoiò, accompagnandole con altro rhum.
Cercò con la mano la fotografia sul comodino. La strinse a sè e la guardò a lungo. Si sbottonò i pantaloni e infilò una mano negli slip. Fu inutile.
Altro rhum. Altre pasticche. I suoi occhi si facevano sempre più pesanti.
Cominciava a provare sensazioni strane. Aveva i brividi e la testa pesante. La vista gli si stava annebbiando.
Bevve l'ultimo sorso di rhum e tentò di aprire il tubetto bianco.
Le pasticche caddero sul pavimento.