Viaggiava ormai da ore e la strada era diventata un'interminabile nastro nero d'asfalto, scarsamente illuminato da luci elettriche. Tutto intorno era immerso nella notte. L'eco della città era lontana. Non contava più nulla. Gli importava solamente di correre. Correre. Correre. Doveva soltanto premere il piede sull'acceleratore e cambiare le marce. Quarta. Quinta. Di nuovo quarta. Quinta.
Non pensava alla meta semplicemente perchè non ne aveva una. Viaggiava per dimenticare. Solo. Viaggiava da solo per dimenticare di essere solo. La radio accesa era la sua unica compagna. Voleva andare lontano. Cercava una scusa per dire finalmente la verità. Quello che non era stato non avrebbe più potuto essere, lo sapeva. Questo pensiero incessante incombeva pesantemente su di lui.
Sentiva di avere un vuoto dentro e avrebbe voluto disegnarne il perimetro. Non conosceva il significato della parola "amore". La sua vita attuale era una collezione di oggetti, più o meno importanti. I giorni erano scanditi dalla necessaria monotonia di un impiego temporaneo. Non c'erano più gli antichi riti a scandirne l'esistenza. Sentiva tutta la precarietà della sua esistenza, eppure era frustrante riconoscere la sua totale mancanza di coraggio. Passava attraverso i giorni come le imbarcazioni che navigano a vista, evitando il mare aperto.
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domenica 5 febbraio 2012
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